Home Working non significa Smart Working

14.12.2020

Lavorando da casa la giornata lavorativa si è allungata in media di 48 minuti. A dirlo è uno studio condotto dall'università di Harvard e da quella di New York. I due team di ricercatori hanno messo a confronto "il comportamento dei dipendenti d’azienda in due periodi di 8 settimane prima e dopo il lockdown”, giungendo alla conclusione che il tempo di lavoro sarebbe cresciuto a causa dell’aumento delle e-mail inviate anche dopo l’orario di ufficio e del numero esponenziale di riunioni in call. 

Smart working e home working sono due concetti profondamente diversi: se nel primo caso ai lavoratori è richiesto di lavorare per obiettivi, nel secondo vi è una semplice trasposizione dall’ufficio alla dimensione domestica dei tradizionali meccanismi legati alle ore lavorate. 

L’home working è stata la pratica più comune nel periodo di quarantena e di provvedimenti restrittivi a seguito della diffusione del Covid-19. E non sempre è stata apprezzata dai lavoratori.

Secondo una ricerca di LinkedIn che ha coinvolto oltre 2.000 lavoratori italiani, lavorare da casa sta avendo un impatto anche sul benessere psicologico delle persone. Il 46% degli intervistati afferma infatti di sentirsi più ansioso e stressato rispetto a prima, e il 48% di lavorare di più, quantificando in almeno un'ora il surplus quotidiano (il che equivale ad almeno 20 ore, quasi 3 giorni, in più al mese). 

La riflessione in atto sul lavoro da remoto deve partire, secondo gli esperti, da una constatazione: «La tradizionale giornata dalle 9 alle 17 non è più il gold standard». Riorganizzare gli orari di lavoro, come evidenziato in un articolo pubblicato dall’Harvard Business Review Italia, rimane dunque una delle sfide principali per i manager che vogliono promuovere una vera forma di lavoro “agile”. Un obiettivo che se fino ad oggi è stato perseguito principalmente dalle aziende più evolute e attente alle trasformazioni economico-sociali, nell’era post Covid-19 diviene prioritario per tutti, anche alla luce di rotazioni e accessi contingentati in ufficio. 

Ma come gestire l’integrazione tra lavoro da remoto e in presenza? Secondo gli esperti Mark Bolino, Thomas Kelemen e Samuel Matthews, la via maestra passa per l'applicazione di quattro valutazioni preliminari: considerare in che modo le attività di programmazione dell'organizzazione influenzano l’efficacia e il benessere dei dipendenti; capire come allineare meglio gli orari di lavoro dei manager a quelli dei dipendenti; valutare gli strumenti ideali per creare programmi personalizzati o per dare ai dipendenti un maggiore controllo sui loro tempi di lavoro; trovare, laddove possibile, un bilanciamento efficace tra le esigenze dell'organizzazione e la personalità e i desideri dei dipendenti.